I sei libri proposti da Barak Obama sull’Africa

 In cultura, curiosità

Barak Obama, dopo la sua recente visita in Africa, ha deciso di condividere la sua lista dei libri africani che più ha amato. La lista si divide in tre romanzi e tre autobiografie, e solo uno non è stato tradotto in italiano.

Le cose crollano di Chinua Achebe
Obama lo definisce : «Un vero classico della letteratura mondiale. Questo romanzo mostra una società tradizionale che affronta l’arrivo dell’influenza straniera, dai missionari cristiani al colonialismo britannico. È un capolavoro che ha ispirato generazioni di scrittori, in Nigeria, nel resto dell’Africa e in tutto il mondo».

Un chicco di grano di Ngũgĩ wa Thiong’o
«Una cronaca degli eventi che hanno portato all’indipendenza del Kenya e una storia coinvolgente di come i grandi eventi della storia pesino sulle vite e sulle relazioni delle singole persone».

Lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela
Obama definisce questa autobiografia: «La sua vita è stata una delle grandi storie epiche del Ventesimo secolo. Questo libro di memorie racconta l’arco della sua vita da un piccolo villaggio ai suoi anni da rivoluzionario, dalla sua lunga prigionia alla sua ascesa al ruolo di presidente, leader e icona globale unificatrice. Una lettura essenziale per chiunque voglia capire la storia e poi uscire là fuori e cambiarla».

Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie
«Da una dei più grandi scrittori contemporanei del mondo arriva la storia di due nigeriani che si fanno strada negli Stati Uniti e nel Regno Unito, facendo domande sulle questioni che riguardano il colore della pelle e l’appartenenza, l’esperienza oltreoceano delle persone di origine africana, la ricerca di un’identità e di una casa».

Il ritorno di Hisham Matar
«Un libro autobiografico scritto benissimo che mette insieme abilmente una guida alla storia recente della Libia e la ricerca dell’autore per trovare suo padre, che sparì nelle prigioni di Gheddafi».

The World As It Is di Ben Rhodes
Questo libro ha poco del tema africano e viene giustificata così la sua presenza nella lista: «È vero, Ben non ha sangue africano nelle sue vene. Ma poche altre persone vedono il mondo come lui. Ben è uno dei pochi che sono stati con me fin dalla mia prima campagna presidenziale. Questo libro autobiografico è una delle riflessioni più brillanti su come abbiamo gestito la politica estera e una delle storie più coinvolgenti su cosa significa lavorare alla Casa Bianca per otto anni». Questo è l’unico libro a non aver avuto traduzione italiana.