Intervista a Teresa Regna

 In autori emergenti

Intervista all’Autrice Emergente Teresa Regna.

1. La passione per la scrittura è recente o maturata nel tempo?

Non sono più giovane, e nemmeno la mia passione per la scrittura lo è. Ho scritto il mio primo racconto a 9 anni, e il primo romanzo a 15 (ho cestinato entrambi, per la cronaca).

2. Quale è stata la motivazione scatenante che le ha fatto capire di voler essere una scrittrice?

Penso che un giorno senza scrivere sia un giorno perso. La motivazione è sia catartica che comunicativa. Avverto l’esigenza di condividere il mio mondo interiore e lo faccio attraverso la scrittura.

3. Quale tra le sue opere è quella che preferisce maggiormente?

Ho scritto tanto che è difficile scegliere. Credo che La tela sia il mio capolavoro, tra i tanti fantasy che ho scritto e pubblicato, per la complessità dell’intreccio e l’ambientazione storica. Tra i saggi preferisco L’apparenza, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, per cui non sono la sola a considerarlo valido. Quattro mari, un giallo- rosa, è stato talmente semplice da scrivere, dal momento che ci sono molte situazioni autobiografiche, che mi è rimasto nel cuore. E naturalmente amo molto l’ultimo ‘nato’, per il quale ho tribolato un po’, Scoperta fatale.

4. In cosa trova l’ispirazione?

Nelle situazioni più banali e nei momenti più impensati (e meno adatti). Ad esempio, mentre cammino o ascolto della musica, ma anche in classe o quando non ho a portata di mano nemmeno una penna per prendere appunti (ho poca memoria).

5. Quali sono le difficoltà che trova un autore emergente?

Di sicuro meno di quelle che ho incontrato io, quando ero giovane. Ora è facile trovare un editore sul web, ci sono i self publishers, e se si ha dimestichezza con il computer (che io non ho) ci si fa pubblicità da soli. Invece, allora bisognava stampare i romanzi, inviarli, aspettare i tempi biblici delle Poste Italiane perché arrivassero e per una pubblicazione trascorrevano dai due ai tre anni.

6. Quando sono autobiografici i suoi libri?

Molto. Uno dei personaggi sono sempre io, a volte palesemente, altre meno. Mi diverto particolarmente a identificarmi con i personaggi maschili.

7. Quante ore al giorno scrive? Quale ambiente preferisce? Cosa aumenta la sua concentrazione e cosa la diminuisce?

Non scrivo tutti i giorni, purtroppo, e nemmeno per ore. Riuscire a ritagliare un’oretta è già un’impresa, tra casa, lavoro e problemi vari. L’ambiente non può che essere questa stanza, in cui è installato il mio computer. La concentrazione, nel momento in cui inizio, è assoluta. Se la perdo, termino la frase e smetto per quel giorno.

8. Parla di ciò che sta scrivendo con i suoi familiari?

No. Ormai ho solo un fratello, al quale non interessa ciò che scrivo. Ne parlo con gli amici, i colleghi e gli alunni (che a volte sono una buona fonte di ispirazione).

9. Come supera il demone della pagina bianca?

Non è mai esistito per me. Quando mi siedo al computer (e un tempo alla macchina per scrivere) ho già le idee piuttosto chiare. Altrimenti non ci provo nemmeno.

10. Ha dei consigli da dare a chi inizia ad approcciarsi alla scrittura?

Leggere, di tutto e tanto. Io ho cominciato a 4 anni e non smetterò mai. E studiare la grammatica e la sintassi. Non c’è niente di peggio di una buona idea guastata da una pessima scrittura.