INTERVISTA AL NOSTRO AUTORE: ALESSANDRO MANINI

 In autori emergenti

INTERVISTA AL NOSTRO AUTORE- ALESSANDRO MANINI

Breve Intervista ad Alessandro Manini, per conoscere meglio i nostri scrittori.

Autore delle opere: CRONACHE DI YVRON I – BRACCONIERI GENETICI

  1. La passione per la scrittura è recente o maturata nel tempo?

Certamente è maturata nel tempo. Quando ero bambino mio padre mi commissionava dei piccoli racconti da inventare e scrivere, che poi avrebbe riletto al ritorno dal lavoro e se non lo facevo si arrabbiava. Non ricordo se e quante volte è successo, comunque la mia esperienza da scrittore comincia senz’altro nella tenera infanzia. Il brutto è che li leggeva davvero e pure ad alta voce… Poi la passione per la scrittura si è riaccesa al liceo dopo molti anni, quando trovandomi in una classe che non ammetteva vie di mezzo tra i calciatori e l’acido premestruale, mi ritrovai piacevolmente a godere della compagnia di me stesso laddove mai nessuno generalmente guarda: il primo banco quasi alla stessa altezza della cattedra, appena un po’ più a destra.

Seguendo la lezione con la massima attenzione e interesse (!), cominciai così a buttar giù delle nuove storie di fantasia su fogli strappati e colonnine ricavate ai margini dei quaderni di appunti. Quelle storie, inizialmente incoerenti e che sembravano ricominciare sempre daccapo, presero effettivamente corpo, concretizzandosi in un romanzo vero e proprio solo molti anni più tardi.

  1. Quale è stata la motivazione scatenante che le ha fatto capire di voler essere uno scrittore?

In realtà non credo che ce ne sia stata una in particolare, piuttosto penso si tratti di qualcosa di più istintivo. Io parlo da solo, come i pazzi che non sanno di esserlo.

Al liceo in particolare non ero molto comunicativo, sicuramente qualcuno mi considerava il classico sfigato, ma non era esattamente così: sei sfigato se te ne frega qualcosa di voler essere come gli altri che in teoria non lo sono, gente che parla con altra gente insomma. A me andava pure bene di parlare da solo, tanto del calcio non me ne fregava niente.

Ovviamente per rendere più veritiero ed evoluto possibile un dialogo con un proprio alter ego, che può essere una persona qualsiasi (un cavaliere, un avvocato, una principessa o anche uno strano animale extraterrestre) devi inserirlo in una buona ambientazione e da lì a metterla per iscritto il passo è breve.

  1. Quale tra le sue opere è quella che preferisce maggiormente ?

Ne ho scritta solo una, per cui il termine “opera” mi sembra già un po’ troppo altisonante, spero piuttosto che non mi vada in odio con il tempo per qualche motivo.

  1. In cosa trova l’ispirazione?

Film, libri, fumetti, video giochi, immagini trovate in giro per il web. Più in generale dalla vita quotidiana e un po’ più in particolare dall’osservazione di alcuni locali, specie se non abituali, in cui talvolta capito con gli amici, e ovviamente dai loro avventori.

  1. Quali sono le difficoltà che trova un autore emergente?

Non saprei, non mi reputo un autore né aspirante né tanto meno professionista, il mio mestiere è un altro purtroppo. È la prima volta che pubblico un libro e devo dire che tutto sommato non è stato poi così difficile fin qui. Ora, non ho la più pallida idea di come trasformare il mio libro in un best seller, ma questo temo sia prima di tutto il libro stesso che debba meritarlo… o magari no?

  1. Quanto sono autobiografici i suoi libri ?

Considerando che sono il frutto di molti e lunghi monologhi, ci può anche stare che qualche tratto della mia personalità emerga in qualche personaggio qua e là oppure che alcuni di questi si ritrovino a vivere qualche episodio strano o non particolarmente felice della mia vita. In ogni caso io vorrei solo raccontare una storia a cui non prendo parte, per il puro gusto di godermela come guardando un film o leggendo un libro, con la differenza non da poco che quel film o quel libro lo sto inventando io in quel momento e come più mi aggrada!

  1. Quante ore al giorno scrive? Dove si mette? quali cose aumentano la sua concentrazione e quali invece la distraggono?

Una volta scrivevo anche di notte, ora purtroppo non posso più permettermelo. Da circa un anno scrivo in ufficio durante la pausa pranzo, dunque le “cose” che mi distraggono sono sicuramente i miei colleghi quando non fanno la pausa pranzo e cercano di rovinarla anche a me… quando anch’io riesco a farla ovviamente.

Per contro non c’è niente che aumenti la mia concentrazione, non ho trovato nessun rimedio. Ho notato solo che quando sto scrivendo un pezzo che mi piace e comincia a prendere corpo e coerenza con tutto il resto, non mi distrae neanche una cannonata a bruciapelo e finché non l’ho finito non sono reperibile.

  1. Parla di ciò che sta scrivendo con i suoi familiari?

Una volta con mio padre dovevo, ma ero davvero molto piccolo. Dopo le prime stesure del romanzo chiesi ai miei di leggerlo e darmi un parere e magari correggermi qualche errore, ma normalmente non ne parlo con loro.

Ne parlo molto di più con la mia ragazza. Quando lo faccio non sembra assecondarmi per cortesia nei miei confronti, mi fa capire che le piace e le interessa davvero, così capita spesso che mi confronti con lei… a volta anche in maniera accesa.

  1. Come supera il demone della pagina bianca?

Come già accennato, io scrivo in maniera molto istintiva, il problema per me è quasi alla rovescia: consiste nel cercare di arginare il fiume evitando che strabordi in un lago di assurdità incoerenti e senza senso. Ho molto materiale del genere prodotto soprattutto durante il liceo.

Rimugino costantemente sulla mia storia, che pertanto cambia di continuo e talvolta mi capita di aggredire pure qualche caposaldo (mi riferisco anche a questo con “l’arginare il fiume” del caos). Qui ad esempio la mia ragazza è davvero brava a rimettermi in carreggiata.

  1. Ha dei consigli da dare a chi inizia a scrivere?

Non sono uno scrittore di successo e quindi dubito che a qualcuno possano interessare i miei consigli… ma comunque direi che ogni tanto uno schemino, nero su bianco, che rappresenti la sequenza di eventi che si intende raccontare può essere utile. Penso sia banale, però lo dico probabilmente anche per ricordarlo a me stesso.