Letteratura per viaggiare

 In curiosità

Letteratura per viaggiare

 

Quando viaggio porto sempre con me un libro da leggere tutte le sere per prendere sonno. Il libro è un letto di parole su cui addormentarsi. Edmond Jabès e Jorge Semprún dicevano che la lingua era la loro unica patria. Sono anch’io uno straniero con un libro tascabile sotto braccio. Il libro è una piramide portatile, scriveva Derrida a proposito del popolo ebraico che fuggendo dall’Egitto aveva trasformato l’architettura in papiro per poterla trasportare. Nel mio viaggio, l’opera di Virginia Woolf è diventata una camera di carta. A causa del mio rapporto ambivalente con lei (la amo, anche se a volte è omofoba, spesso classista, instancabilmente pretenziosa e sempre impertinente), la sua scrittura è per me un giaciglio inospitale.

Leggo il diario che Woolf scrisse mentre lavorava a Orlando. Capire in che modo ha eretto la costruzione narrativa di Orlando mi aiuta a pensare la fabbricazione di Paul. Cosa accade nella recitazione di una vita quando è possibile modificare il sesso del personaggio principale? Virginia parla dell’“estasi” che questa scrittura suscita in lei. Non nascondo di provare spesso un’emozione simile. Virginia osa definire Orlando una biografia. Un viaggio.

Scopro con sorpresa una Virginia più preoccupata per il feltro del suo cappello o il pizzo dei suoi vestiti che per gli scioperi dei minatori che scuotono l’Inghilterra, più attenta alle vendite del suo libro La signora Dalloway (250 copie, un best seller per l’epoca) che alla violenza con cui la polizia di Londra disperdeva i lavoratori ferroviari, sprofondata nella depressione perché Vita Sackville-West le ha detto che non è una bella donna, ossessionata dalla sua morte, ma incapace di immaginare la guerra (prima economica, poi politica) che devasterà l’occidente di lì a pochi anni. Quando osserva i bisonti malati nello zoo di Londra sembra molto più sensibile di quando parla con Nelly, la sua governante che lei tratta come una schiava.

Nel centro di Palermo, camminando tra le rovine e i palazzi e le pescherie, mi accorgo che esiste una città nascosta sotto la cartografia ufficiale: una carta tracciata dalla mafia con il sangue, lo sperma, la cocaina e il denaro. Il nuovo capitalismo

Perché è così difficile affrontare quello che arriva? “La solitudine è la mia fidanzata”, scrive. E io rispondo: “Il viaggio è il mio amante”. È un antidoto alla solitudine woolfiana, alla fantasticheria domestica che minaccia costantemente di allontanarci da ciò che sta per accadere. Circondato dalla morte (Virginia, Vita…) prendo coscienza della difficoltà di essere vivi. Potrei sbagliarmi e prestare più attenzione alle mie dosi di testosterone che alla trasformazione soggettiva, più alle traduzioni dei miei libri che al divenire necropolitico del pianeta.

Atterro a Palermo con Orlando sottobraccio. Per andare dall’aeroporto all’università prendiamo l’autostrada su cui la mafia ha ucciso il giudice Giovanni Falcone nel 1992. Seicento chili di tritolo esplosero mentre l’auto del giudice percorreva il mio stesso tragitto. I resti della sua auto, esposti oggi in un museo dedicato alla sua memoria, sono un’immagine condensata delle istituzioni democratiche europee. Più tardi, nel centro di Palermo, camminando tra le rovine e i palazzi e le pescherie ambulanti che espongono enormi tonni, mi accorgo che esiste una città nascosta sotto la cartografia ufficiale: una carta tracciata dalla mafia con il sangue, lo sperma, la cocaina e il denaro. Il nuovo capitalismo.

Qualche giorno dopo, a Buenos Aires, nel quartiere della Boca, ma anche a Corrientes, non riesco a pensare che questo territorio appartiene ancora alle forme di produzione che chiamiamo capitalismo. Un dollaro vale 8 pesos in banca, 12 nelle strade del microcentro, 18 nella Boca (o una testa d’animale, o magari anche umana). Il mercato è la roulette russa. Il capitale non è più nemmeno il referente astratto dell’equivalenza tra il lavoro e i beni. Si è riconvertito in una funzione del rischio e della criminalità, dell’esproprio e della violenza.

Parto dall’Argentina per la Grecia passando da Barcellona. Qui, inaspettatamente, i movimenti civici e degli indignati sono riusciti con Ada Colau a conquistare alle urne la gestione della città. Il giorno dopo, nel quartiere anarchico ateniese di Exarchia, i residenti si riuniscono per scambiarsi informazioni sul debito. La strada si è trasformata in un’università pubblica. Una settimana più tardi costruiranno la possibilità di un oxi (no), e con essa un nuovo paradigma etnico-estetico della rivolta, una micropolitica di cooperazione somatica e cognitiva.

Nelle strade di Palermo, Atene e Buenos Aires, là dove gli stati nazione ereditati dalla geopolitica della guerra fredda crollano e prolifera una nuova governance sovrastatale e tecnopatriarcale, gestita delle mafie finanziarie globali, emergono pratiche sperimentali di collettivizzazione del sapere e della produzione. È in questo modo, in mezzo a una guerra senza nome, che i fondamenti sociali e politici di una vita postcapitalista vengono inventati sotto i nostri occhi.

Articolo di: www.internazionale.it

Articolo: Paul B. Preciado

Traduzione: Andrea Sparacino